Le decisioni di investimento sono una cosa seria? Nessuno risponderebbe di no. Eppure ancora oggi una gran parte degli italiani le prende da sé o facendosi consigliare da amici e parenti. Certo non si comporta così per le questioni di salute: va dal medico e se necessario da un bravo specialista. Né lo fa per le questioni fiscali o legali: nessuno compila da sé e neppure arrangia con i conoscenti la dichiarazione dei redditi della propria attività professionale o della propria impresa; né affronta così una seria questione legale.
Eppure il valore della consulenza professionale non è ancora così diffusamente percepito quando si tratta di prendere decisioni per il proprio patrimonio. Perché avviene questo?
È vero che la consulenza apparentemente gratuita delle banche è risultata spesso viziata da conflitti di interesse e non si è fatta perciò apprezzare a sufficienza. È vero che le conoscenze finanziarie degli investitori sono a volte assai scarse. Però tante persone hanno invece oggi fonti di informazione preziose ed un livello di istruzione più che sufficiente a comprendere che si tratta di un mondo complesso, nel quale la competenza professionale conta. E sono oggi presenti consulenti indipendenti, che vengono remunerati solo dai propri clienti.
Vediamo allora di mettere in luce le sostanziali differenze tra l’arrangiarsi – magari con il consiglio di un amico che “se ne intende” – e l’affidarsi ad un professionista.
In primo luogo il professionista deve rispondere a requisiti rigidi e seri di formazione propria e di idoneità degli strumenti e delle procedure che utilizza. Nonché a requisiti altrettanto rigidi e seri di indipendenza. E questi requisiti sono soggetti a controlli. Chi non svolge l’attività professionale può forse avere competenze elevatissime ma non ha questi obblighi e questi controlli.
In secondo luogo un professionista indipendente assume nei confronti del suo cliente impegni precisi, definiti in un contratto. Il consigliere occasionale offre, per amicizia nel miglior caso, per vanità o per interesse nei peggiori, un parere la cui qualità non ha requisiti minimi ne prevede alcuna responsabilità.
In terzo luogo il professionista applica un metodo. Costruisce prima un quadro completo delle esigenze del cliente e non affastella uno sull’altro consigli scollegati tra loro. Eroga raccomandazioni precise, dopo averle ponderate e controllate. Offre l’assistenza continua nel tempo ed il controllo dei risultati. Il valore del metodo professionale – nozioni teoriche ampie ed organiche, conoscenza del cliente, flusso sistematico delle informazioni necessarie, strumentazione – deve essere messo ben a fuoco.
Perché mettere insieme investimenti ad istinto, quando la costruzione di un portafoglio efficiente è oggetto da decenni di studi a livello universitario? Perché cercare da sé o nella banca dell’amico gli strumenti migliori, quando i database dei consulenti professionali possono offrire il confronto, l’analisi approfondita e la scelta tra decine di migliaia di strumenti? Perché fare i conti con carta e penna quando il professionista ha a disposizione software potenti, in grado di produrre ogni analisi e rendicontazione utile? Perché cercare di indovinare opportunità e rischi con pochi dati, poco tempo a disposizione e poca esperienza, quando c’è chi li valuta ogni giorno per mestiere?
Naturalmente è bene che il risparmiatore si informi, segua i mercati, sviluppi le sue preferenze. E può essere utile che ascolti con interesse amici e parenti se davvero “sono addentro” nella finanza. Ma l’interazione con un consulente professionale produce un salto di qualità, che si traduce nel tempo in una maggiore protezione e in risultati migliori. È il valore della specializzazione, che si manifesta nella finanza personale non meno che in altri campi.

