La terzietà del consulente

 

La Sesta Commissione Permanente del Senato (Finanze e Tesoro) nella seduta dell’11 Marzo 2010, a conclusione di una indagine conoscitiva sull’utilizzo di strumenti finanziari derivati da parte delle Pubbliche Amministrazioni, ha scritto tra l’altro (Doc XVII n° 5):
7. [ ] l’effettiva mancanza di una specifica competenza finanziaria da parte degli enti interessati ha rappresentato uno dei motivi del diffondersi, negli enti stessi, di prassi operative discutibili che hanno portato alcune rilevanti criticità [ ]. 
Tra le questioni più rilevanti emerse nel corso delle audizioni si ricordano l’individuazione dell’advisor [ ].
[ ] gli advisor scelti [ ] in molti – e rilevanti – casi non hanno ricoperto quella posizione di terzieta` tra l’ente e l’intermediario creditizio, [ ] essendo in molti casi addirittura emanazione degli stessi intermediari.
11.  Necessità che gli advisor, accanto ai necessari requisiti di professionalità, possiedano una configurazione giuridica ed operativa che garantisca l’effettiva terzietà e imparzialità, nella prospettiva dell’adozione dello specifico Albo dei consulenti finanziari indipendenti, tra l’ente territoriale e l’intermediario finanziario nella fornitura del servizio di assistenza e consulenza all’ente che intenda utilizzare gli strumenti derivati previsti per la gestione del proprio debito.

 

Gestione del patrimonio finanziario

Il patrimonio finanziario può costituire uno degli asset patrimoniali più importanti per le Fondazioni e le Associazioni.
La sua prudente gestione diviene allora una delle principali responsabilità degli Organi di governo, in un contesto oggi assai mutato.
Infatti molte delle attività finanziarie già sinonimo di allocazione prudente, tra le quali i depositi bancari ed i titoli di stato, espongono oggi anzitutto a rischi di oscillazione o perdita del valore reale, con possibili conseguenti riduzioni del reddito a disposizione. Espongono inoltre a rischi di controparte oggi non più trascurabili.

Il conferimento di mandati di gestione patrimoniale a banche e società di gestione autorizzate non può essere considerato una risposta sufficiente rispetto ai compiti ed alle responsabilità degli amministratori. I costi delle gestioni e la loro qualità - in termini di rischio assunto e di rendimento offerto - devono essere valutati con competenza ed efficacia.

Il supporto di una consulenza priva di conflitti di interesse – in quanto non coinvolta nel processo di collocamento, intermediazione o gestione – è già stato indicato tra i principi cui devono attenersi gli amministratori in casi simili.

Lo Studio – caratterizzato dalla completa indipendenza da banche e intermediari – può fornire alle Fondazioni ed agli Enti interessati da questa problematica la consulenza necessaria al migliore adempimento degli obblighi degli amministratori. Può infatti essere di supporto nella valutazione del portafoglio di gestioni e di titoli detenuto. Può curare la redazione di una rendicontazione quantitativa e qualitativa, fondata su criteri indipendenti ed uniformi. Infine può essere di supporto nella elaborazione delle scelte di gestione.