Il consulente finanziario "fee only" e la pianificazione previdenziale


La consulenza previdenziale si presenta evidentemente come una attività a carattere professionale, che non può essere efficacemente svolta da soggetti che non hanno la “mission” della consulenza.
E’ assai facile però essere raggiunti da proposte di consulenza strumentale alla vendita. Infatti il valore economico dei versamenti a prodotti integrativi e l’appeal dato dalla sostanziale certezza del flusso sono elementi di grande attrazione per assicurazioni e banche. E’ frequente che esse investano in attività di promozione, tese a raccogliere adesione a prodotti standardizzati e gravati di elevate commissioni implicite.
D’altra parte la qualità della consulenza non può essere ragionevolmente ricercata neppure nell’area dei servizi di patrocinio gratuiti o a basso costo. Soltanto una piena formazione finanziaria del consulente ed il rapporto personale con il Cliente possono essere adeguati presupposti di una consulenza previdenziale di alto livello, precisa nell’analisi e contestualizzata nella concreta situazione dell’interessato. 

Previdenza, costruire nel tempo

L'evoluzione della previdenza obbligatoria sta ponendo a molti il problema di valutare la propria prospettiva di pensione e di prendere le opportune iniziative per garantirsi un futuro sereno.
Per affrontare il problema in modo efficace è importante il supporto di una consulenza professionale.
Negli ultimi tempi infatti l’offerta di consulenze in materia si sta facendo articolata ma si tratta spesso di una mera funzione di marketing o della frettolosa risposta ad una emergenza socialmente sentita.

Il primo step del processo di pianificazione previdenziale è la corretta valutazione delle prospettive di previdenza obbligatoria. Qualsiasi iniziativa di integrazione che prescinda da questa valutazione è estremamente pericolosa: è esposta infatti al doppio rischio di illudere, se insufficiente, o di sottrarre preziose risorse alla vita presente, se eccessiva. Il calcolo, complesso e in qualche misura aleatorio, deve essere fatto con mezzi professionali, conoscendone potenzialità e limiti.

Il secondo step è la valutazione delle forme di previdenza integrativa già intraprese, che possono rispondere a una notevole varietà di tipologie. L’esperienza mostra che molti hanno sottoscritto strumenti previdenziali poco efficienti, che non saranno in grado di integrare sufficientemente la pensione e che spesso non sono neppure remunerativi sotto il profilo meramente finanziario.

Il terzo step è la scelta degli strumenti di copertura del gap pensionistico. Per orientarsi tra fondi pensione e prodotti assicurativi occorrono conoscenze normative, finanziarie e fiscali. La conoscenza degli strumenti, tuttavia, è ben poco senza la valutazione personalizzata di quanto il prodotto faccia al caso dell’interessato. Intervengono variabili reddituali, patrimoniali e fiscali che devono essere assolutamente considerate, nell’ottica della pianificazione globale. 

 

L'ultimo step è monitorare costantemente, sotto i profili economico, normativo e fiscale, la posizione previdenziale obbligatoria e quella integrativa. In moltissimi casi la contribuzione è definita mentre la prestazione è legata a fattori economici e finanziari in continua variazione. La situazione va perciò seguita nel tempo per intervenire con i necessari aggiustamenti.