La pensione del professionista

20 Agosto 2008 - Gli enti previdenziali delle categorie professionali avrebbero dovuto realizzare entro il 6 Agosto 2008 le previsioni tecnico-attuariali che dimostrano l'equilibrio delle gestioni fino ai prossimi 30 anni (con valutazione anche a 50 anni). L'obbligo, previsto da un decreto ministeriale dello scorso Novembre, sarà probabilmente prorogato.

In quale quadro si inserisce questo adempimento? Nessuna delle casse professionali si trova al momento in crisi. Le entrate per contributi del 2007 superano abbondantemente le uscite per pensioni, con rapporti che vanno da un minimo del 1,10 della cassa dei giornalisti ad un massimo del 3,14 della cassa dei dottori commercialisti (dati da Il Sole 24 Ore del 19 Agosto 2008).

Allargando un poco la prospettiva, la crescita degli iscritti tra il 1996 ed il 2007 supera quella dei pensionati nello stesso periodo, con le eccezioni dei ragionieri e dei geometri. Anche la crescita delle entrate, nello stesso periodo, supera quella delle uscite, con le eccezioni di ragionieri, geometri e avvocati.

Tuttavia, in linea generale, i tassi di crescita delle entrate sono inferiori a quelli degli iscritti ed i tassi di cresita delle uscite sono superiori ai tassi di cresita dei pensionati. Insomma i nuovi contribuenti apportano poco ed in nuovi pensionati costano molto.

In effetti lo stato apparente di salute delle casse previdenziali poggia su alcuni fattori che sono alle nostre spalle o che si stanno spostando in quella direzione: il boom demografico degli anni '50 e '60, la forte crescita della scolarizzazione, i redditi spesso elevati dei contribuenti attualmente più vicini alla pensione.

E' la consapevolezza del cambiamento dello scenario che spinge il Ministero dell'Economia a imporre vautazioni di sostenibilità e sollecitare provvedimenti di riequilibrio.

Gli enti previdenziali dei professionisti sono per lo più tuttora lontani dall'applicazione del criterio contributivo per il calcolo della prestazione pensionistica, criterio invece già introdotto dalla previdenza pubblica per i futuri beneficiari.

I provvedimenti presi finora - o progettati - tentano di garantire l'equilibrio futuro delle risorse con innalzamenti dell'età pensionabile ed aumenti delle aliquote contributive.

Posto di raggiungere in questo modo un bilanciamento tra entrate ed uscite sostenibile nel tempo, occorre sempre avvertire che la salute finanziaria della cassa previdenziale non significa una pensione adeguata: con aliquote contributive dell'ordine del 10 / 12 per cento - oggi - e del 13 / 15 per cento con le riforme a regime non si può arrivare ad erogare una pensione dell'ordine di grandezza dell'ultimo reddito, salvo trend demografici e tassi di sviluppo economico che nel futuro appaiono assai improbabili.

E vero che molte casse si stanno attrezzando per una contribuzione integrativa volontaria, ma la possibile contribuzione ulteriore appare in alcuni casi poco significativa. Occorre inoltre valutare quanto sia opportuno investire ulteriori risorse nella propria cassa professionale - rispetto ad un fondo pensione aperto - analizzano i fattori dei costi, del trattamento fiscale e della diversificazione del rischio.

In linea generale il professionista giovane deve senz'altro porsi il problema dell'analisi analisi e della pianificazione previdenziale. E non accontentarsi delle prime risposte.