Fondi pensione e rendimenti
12 Giugno 2008 - Si è compiuto da poco un anno dalla scadenza di quel semestre di "silenzio assenso" che era stato concepito per spingere i lavoratori dipendenti ad aderire alla previdenza integrativa, in specie ai fondi pensione di categoria.
Per la stampa l'occasione appare buona per qualche statistica, non solo sulle adesioni ma anche sui rendimenti dei fondi. E se ragionare sulle adesioni è comunque bene, per ragionare sui rendimenti occorre qualche avvertimento.
Infatti da quella scadenza ad oggi le performances sono state mediamente negative e questo potrebbe far tirare conclusioni affrettate a chi voglia dare un giudizio sulla riforma e a chi oggi prenda in considerazione i fondi pensione.
La maggioranza dei comparti è in perdita complice la fase discendente dei mercati azionari iniziata giusto nel Luglio 2007 ed i momenti difficili dei mercati obbligazionari legati alle prospettive di inflazione.
Una prima considerazione da fare è che si tratta di un arco temporale molto breve, in ottica previdenziale.
Una seconda considerazione è che coloro che hanno aderito alla previdenza integrativa sulla base di una scelta passiva sono stati convogliati per legge sui comparti a più basso rischio - quelli a rendimento o a capitale garantito - che non hanno esposto i sottoscrittori a queste perdite. Magari si dovrà invece valutare l'efficienza finanziaria nel lungo termine di queste linee di investimento, considerando i costi cui sono soggette.
Coloro che hanno fatto una scelta attiva, anche allo scopo di godere del contributo datoriale, dovrebbero aver scelto con completezza di informazioni e con cognizione di causa la linea di investimento preferita - in sostanza l'asset allocation - tra le molte offerte da quasi tutti i fondi. Dovrebbero perciò aver valutato il relativo rischio, soppesando opportunamente caratteristiche e prospettive dei mercati obbligazionari e di quelli azionari.
Il condizionale purtroppo è necessario. Sono infatti assai diffuse, anche tra i "consulenti" preparati per l'occasione dai sindacati, massime grossolane come quella che recita che "nel lungo termine i mercati azionari crescono sempre" ed il relativo corollario che alla giovane età debba corrispondere una asset allocation aggressiva.
E' invece vero che fare integrazione previdenziale con i fondi pensione espone ai cicli economici e finanziari. Ciò comporta che le impostazioni sbagliate ed gli errori di timing si pagano.
Salvo che abbia preferito il vecchio e a molti ancor caro TFR, il futuro pensionato deve giocoforza diventare un investitore, saper analizzare le proprie esigenze e cominciare ad utilizzare in qualche misura gli strumenti della gestione attiva.
E' una chance e nello stesso tempo un rischio. Le conoscenze e gli strumenti adeguati possono far prevalere le opportunità rispetto ai pericoli.




