Non basta dire 'titolo di stato'
14 Dicembre 2009 – Da poche settimane il risparmiatore comune ha imparato che sceicco arabo non significa necessariamente debitore sicuro. Tra gli addetti ai lavori, specie tra i veri esperti di investimenti immobiliari, dovrebbe esserci stata un po’ meno sorpresa. Tuttavia un sistema finanziario che premia troppo la speculazione fine a se stessa ha spinto molti manager di importanti banche internazionali a finanziare operazioni faraoniche e fuori dalla realtà. Ora si dice che il contagio è circoscritto. Speriamolo.
Speriamolo anche perché cominciamo a confrontarci con problemi più seri di quelli che possono capitare a causa di un esotico piccolo regno, seppur ricco.
Il problema è quello della tenuta delle finanze pubbliche di paesi grandi, civili e democratici. Intendiamoci subito, nessun allarmismo. Nessuna corsa agli sportelli. Però una coscienza chiara del compito molto serio che attende i nostri governanti e, dunque, chi li elegge. E delle nuove difficoltà che attendono chi voglia proteggere i risparmi di famiglia.
Lo scorso Gennaio la Spagna ha subito la perdita del rating tripla A ed il Portogallo è sceso anch’esso di un gradino, da AA- ad A+. A Marzo è stata la volta dell’Ungheria, da BBB a BBB-. A Novembre l’Irlanda ha perso addirittura due gradi, da AA+ ad AA-. Ed oggi la Grecia passa da A- a BBB+. Neppure i grandissimi se la passano troppo bene: qualche giorno fa Moody’s ha dichiarato che Gran Bretagna e Stati Uniti – che con la Germania formano il Gotha del rating sovrano – possono "testare i confini" della tripla A.
Tutto questo ha la sua radice nell’esplosione del debito pubblico, con cui sostanzialmente si è sostituito tutto quel debito privato che era stato trasformato in merce da vendere e che si è svalutato – o che è stato meglio valutato – all’improvviso.
Più correttamente dovremmo forse dire che tutto questo ha la sua radice nell’esplosione dei deficit dei diversi Paesi. Pare infatti che i mercati siano più sensibili, almeno nell’immediato, alla velocità di espansione del debito piuttosto che al suo stock. Così, Paesi con stock di debito decisamente bassi come Spagna e Irlanda subiscono valutazioni peggiorative a causa della perdita di controllo sui conti pubblici. L’Italia invece, con uno stock elevato ma con una politica apparsa rigorosa, finora tiene.
Questa sensibilità alla velocità relativa dell’indebitamento pubblico è tuttaltro che priva di logica. La crisi in corso, infatti, rimette profondamente in discussione sia la capacità dei diversi sistemi paese di produrre reddito – e dunque la base imponibile – sia la volontà e la possibilità dei governi di prelevare imposte, tra riduzioni della pressione fiscale in funzione di stimolo, incrementi della stessa per finanziare gli aiuti e ritorni dell’evasione fiscale quale rimedio individualista alla crisi.
La coperta è corta un po’ per tutti. Chi fa finta che non sia così rischia l’esplosione del deficit e il caso greco lo mostra, con un salto dal 6,5% al 12,7%. Se nel 2011, come previsto, le banche non potranno più finanziarsi dando in garanzia alla BCE titoli al di sotto della A-, alla Grecia – e a qualsiasi Paese nelle stesse condizioni – cosa accadrebbe? E, viceversa, cosa accadrebbe all’Eurozona se fosse possibile per le banche finanziarsi con titoli al limite dell’investment grade a tempo indefinito?
E’ evidente che la capacità di ogni Paese di mantenere una politica di bilancio virtuosa ed equilibrata sarà, nel prossimo futuro, merce strategica. I titoli di stato a medio e lungo termine in scadenza nel 2010 ammontano, nell’Eurozona, a 540 miliardi di Euro. A fronte di questi si prevedono emissioni per 924 miliardi di Euro, dopo gli 850 miliardi circa di quest’anno. Negli anni tra il 2000 ed il 2007 l’ammontare delle emissioni è stato sempre compreso tra 400 e 600 miliardi. Il sistema deve perciò digerire quasi il doppio di offerta.
Se allarghiamo lo sguardo fuori dall’Eurozona troviamo tutto sommato gli stessi elementi critici, complicati, per l’investitore, dal fattore cambio.
Sarà assai difficile che il mercato non faccia qualche selezione tra gli emittenti. Sicchè diverrà cruciale, per l’investitore, saper dosare molto bene – ed eventualmente mutare – gli investimenti tra i titoli di stato dei diversi Paesi. La ricerca del rendimento potrebbe riservare amare sorprese. Già si elencano i fondi comuni che stanno pagando caro il sovrappeso sulla Grecia. Tuttavia anche la ricerca di sicurezza assoluta potrebbe deludere, schiacciando i risultati al di sotto dell’inflazione.
La capacità dei diversi sistemi paese di fare le giuste scommesse in termini di selezione tra le attività economiche, in termini di politica fiscale, in termini di sostegno agli investimenti ed ai consumi, infine in termini di gestione delle problematiche e delle prospettive sociali, determinerà la velocità relativa delle diverse economie e, di conseguenza, il valore del debito sovrano. In un contesto in cui il punto di partenza non garantisce più come un tempo.




