Un mondo che cambia

7 Agosto 2009 – Uno degli elementi che stanno caratterizzando l’attuale fase dei mercati finanziari è la tenuta, rispetto alla crisi, dei Paesi Emergenti. Nella discesa delle quotazioni azionarie, i listini del BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) hanno sofferto un poco di più di quelli dei mercati maturi, com’era lecito attendersi. Avevano però corso assai di più. Invece nell’attuale fase di risalita, la cui portata è ancora in parte da decifrare, si stanno mostrando assai più performanti. L’andamento delle valute, almeno per Brasile e Cina, incrementa l’effetto.

Il risultato è una redistribuzione dei pesi assai rilevante. Ad oggi la capitalizzazione di borsa del BRIC sfiora il venti per cento di quella mondiale. Quella degli Stati Uniti il trenta per cento, mentre valeva circa la metà della ricchezza azionaria del mondo ancor non molti anni fa.

La borsa indiana e quella brasiliana superano ciascuna la storica piazza finanziaria di Zurigo. La Cina raggiunge il Giappone anche senza il contributo di Hong Kong e con quest’ultima fa il 13 per cento del totale mondiale, il doppio di Londra.

I ritmi di crescita di questi Paesi non fanno pensare, per ora, ad una inversione di tendenza e pongono problemi di equilibrio, di gestione delle risorse mondiali e di prospettive politiche. Non dimentichiamo che se Brasile e India sono democrazie giovani ma relativamente stabili, la Russia è un’enigma e la Cina è una realtà assai diversa dalla nostra.

Il compito di allocare i propri investimenti nelle varie aree del mondo presenta anch’esso, di conseguenza, problemi nuovi. I mercati emergenti non possono più essere considerati come la spezia di un piatto cucinato con altro. D’altra parte non sono nemmeno assimilabili tout court ai nostri mercati. Offrono prospettive di crescita molto interessanti, ma la regolamentazione dei fenomeni economici e finanziari potrebbe essere ancora incerta ed arbitraria. L’Occidente offre una consolidata tradizione di governo ed ha mostrato di saper reagire in modo almeno ordinato ad una crisi molto grave. D’altra parte le prospettive economiche appaiono meno invitanti, a causa di un debito pubblico fortemente aumentato che va a gravare su un quadro demografico debole.