Crisi finanziaria, banche e risparmiatori

2 Giugno 2009 – Come ogni anno, la Banca d’Italia ha pubblicato la sua relazione annuale sull’anno solare precedente. Sebbene poco tempestivo, il documento contiene dati interessanti. Ci soffermiamo sul punto 14. relativo alla condizione finanziaria delle famiglie e delle imprese (il documento può essere consultato e scaricato sul sito web di Banca d'Italia). Se ne può ricavare una fotografia della scelte di investimento della famiglia italiana media ed una indicazione delle tendenze.

Apprendiamo così che il trenta per cento del risparmio delle famiglie, a fine 2008, era investito in strumenti emessi dalle banche: depositi a vista, altri depositi e titoli a medio e lungo termine. Questi ultimi, che sono in sostanza le obbligazioni bancarie, sono il dodici per cento circa del totale e costituiscono così il principale investimento degli italiani se si eccettuano le partecipazioni in società non quotate (l’azienda di famiglia, per intenderci) e i conti correnti (che investimento in senso stretto non sono). Superano perfino le riserve assicurative ramo vita, sulla cui natura di investimenti si potrebbe pure discutere ed al cui interno le obbligazioni bancarie seppur in minor misura figurano.

L’importanza della banca come controparte degli investimenti, nel corso del 2008, è aumentata, passando dal 25,4 al 30,5 per cento. Questo nonostante la crisi bancaria più importante da settant’anni a questa parte.

E se è vero che le banche italiane non hanno suscitato gli stessi timori di quelle anglosassoni e nordeuropee, è vero anche che non sono certo fuori dal mondo e che i rendimenti offerti dalle obbligazioni offerte ai risparmiatori, sebbene in crescita, sono assai inferiori ai tassi con cui le banche si finanziano presso gli investitori istituzionali. E qui si spiega il fenomeno, citando direttamente la Banca d’Italia: "Questo andamento è in gran parte attribuibile alle politiche di offerta delle banche, che hanno cercato di accrescere la raccolta dalla clientela residente al fine di compensare le difficoltà di finanziamento sui mercati internazionali".

Insomma, mentre il merito di credito del sistema bancario scende, la raccolta sale. Stazionari invece gli investimenti degli italiani in titoli di stato, benchè sull’arco dell’anno quelli italiani abbiano registrato un rendimento medio del cinque per cento circa e del nove per cento circa quelli dell’area euro.

Si potrebbe ulteriormente approfondire, ma forse basta ad un primo ragionamento sulla consulenza.