Meglio A che AAA?
11 dicembre 2008 – Il titolo governativo decennale irlandese (rating tripla A) rende oggi circa il 3,8% netto. Quello italiano neppure un decimo in più, nonostante il rating Aa2 di Moody’s ed il più severo A+ di Standard & Poor’s. Perché il mercato, per l’ennesima volta ormai, sconfessa le società di rating?
Il rapporto debito/pil dell’Irlanda è del 26%, contro il 104% dell’Italia. Una differenza di per sé notevole, che parrebbe dare ragione della diversa valutazione degli analisti che abbiamo citato. Ma il debito diretto degli stati non è più l’unico fattore a fare prezzo. La crisi finanziaria in atto ha già costretto molti governi a pesanti interventi per ricapitalizzare le banche. Altri potranno seguire, specie se le garanzie prestate in aggiunta per le stesse banche dovessero essere escusse in futuro. L’Italia, si sa, per ora ha soltanto preso un impegno virtuale ad aiutare il proprio sistema bancario. Probabilmente qualcosa si dovrà fare per garantire alle nostre banche indici patrimoniali concorrenziali con quelli, rifatti, delle concorrenti europee ed extraeuropee. La situazione però in Italia è migliore, sia perché le iniezioni di capitale saranno probabilmente inferiori sia perché il modello di business del nostro sistema bancario è più competitivo rispetto ai tempi che ci attendono.
E veniamo così all’economia reale. Anche il modello economico generale dell’Italia è più adatto ai prossimi tempi. Ad esempio, sempre per citare l’Irlanda, il risparmio delle famiglie è pari al 5% del PIL contro il 12% dell’Italia. Il nostro paese eccelle inoltre per il basso indebitamento delle famiglie, poche decine di punti del PIL, contro valori del cento per cento e oltre di Gran Bretagna, Stati Uniti, ecc.
Insomma, le economie di molti paesi sono fortemente fondate sul debito, caratteristica poco apprezzabile in una fase forse non di credit crunch ma certamente di restrizioni. Queste economie sono esposte a rallentare molto più bruscamente. Salvo iniezioni di denaro pubblico e così torniamo al valore attuale e futuro del debito emesso dai relativi governi.
Nei prossimi anni una notevole quantità di emissioni governative e paragovernative dovrà coprire il fabbisogno generato da tutte le diverse misure di sostegno. La gara è dunque non solo tra stati ma, se mai lo si fosse dimenticato, tra sistemi paese.
Molti risparmiatori guardano oggi ai titoli governativi, orientamento plausibile con le prospettive incerte dell’azionario e con i mali di pancia delle emissioni corporate. Non possono però affidarsi soltanto agli schemi di moda fino a qualche mese fa. Le comuni percezioni sulla rischiosità dei diversi paesi devono essere sottoposte ad un difficile vaglio critico.




