Ogni investimento ha due lati, i perché dei criteri di sostenibilità

4 febbraio 2019 – Che cos’è la finanza? È trasferire denaro da chi non ha immediata necessità di farne uso a chi invece ne ha bisogno. Il finanziatore può essere una banca o una finanziaria ma anche un privato, una famiglia. Il finanziato può essere uno Stato, un’impresa o un altro soggetto privato.

Questo vale per gli investimenti obbligazionari, perché le obbligazioni altro non sono che contratti di prestito cartolarizzati, ossia resi possibili oggetti di compravendita. E vale per le azioni, che sono quote del capitale di imprese, anch’esse spesso cartolarizzate e scambiate su mercati regolamentati.

Il primo problema di chi investe è assicurarsi il più possibile alcune cose: che il proprio denaro non vada perduto, che sia remunerato in modo adeguato, che l’investimento sia smobilizzabile e lo sia senza eccessivi costi. E fino a non molto tempo fa di questo e solo di questo si sono occupati investitori, analisti e consulenti.

Vi è tuttavia un secondo problema, che riguarda l’altro lato dell’operazione finanziaria: per cosa viene impiegato quel denaro? Quale impatto ha il suo impiego sul mondo che ci circonda e sul contesto in cui noi stessi viviamo?

Storicamente i primi a porsi sistematicamente questo secondo problema sono state alcune istituzioni religiose, prevalentemente negli Stati Uniti. Esse desideravano evitare che i propri investimenti andassero a finanziare attività moralmente inaccettabili. Non è un caso che le prime iniziative organiche siano nate, quasi un secolo fa, nel contesto economico e sociale anglosassone, nel quale era già consueto investire direttamente nel capitale di società private operanti nei settori più disparati. Nel nostro contesto fino a non molti decenni fa è stato di gran lunga prevalente l’investimento in titoli di Stato e lo Stato, almeno a prima vista, non suscita questioni etiche.

Per molto tempo la connotazione di questo approccio responsabile agli investimenti è stata appunto di natura etica e si è strutturata mediante criteri di esclusione, che hanno riguardato attività quali lo sfruttamento della schiavitù, l’offerta di tabacco e bevande alcoliche, di gioco d’azzardo, di pornografia, la produzione di armi, ecc. Ha riguardato inoltre una esigua quantità di soggetti, per lo più istituzioni religiose e benefiche e fondi pensionistici.

La questione tuttavia si era aperta e lo sguardo dall’altro lato dello scambio finanziario ha iniziato ad indagare se non fosse possibile che gli investimenti avessero anche un ruolo costruttivo, rispetto a tematiche sensibili, quali la protezione dell’ambiente, la giusta remunerazione del lavoro, la corretta conduzione delle stesse società finanziate. Si è inoltre fatto evidente che le imprese e gli Stati che ignorano tali tematiche sono esposti a maggiori rischi e possono pregiudicare anche il ritorno economico dei loro finanziatori. E che, viceversa, la solidità economica di imprese ed enti è correlata al benessere dei soggetti con cui essi si relazionano.

Si sono così gradualmente strutturati criteri di finanza sostenibile, detti anche criteri ESG, sigla che richiama l’ambiente naturale, la responsabilità sociale e la governance delle società e delle istituzioni. Ed un numero sempre crescente di investitori istituzionali e di risparmiatori privati mostra interesse verso questo sviluppo ed investe più volentieri il proprio denaro in chi mostra di rispettarli.

Chi volesse approfondire può iniziare da qui: http://investiresponsabilmente.it/

Lo Studio Tirabassi sta dedicando risorse alla formazione, alla ricerca e all’analisi relativa agli investimenti responsabili e sostenibili. Desidera offrire ai propri Clienti la possibilità di investire secondo i criteri ESG con un supporto professionale.

Siamo infatti convinti che la consulenza agli investimenti dei Clienti debba coordinarsi con il complesso delle loro scelte, che hanno carattere economico e patrimoniale ma che sono anche scelte di valore.