Incrementare l'azionario in portafoglio, pro e contro

15 Giugno 2017 – Periodicamente compaiono, sulla stampa specializzata e sul web, articoli ed analisi che sostengono come investire nell’azionario sia la scelta vincente nel lungo termine. E producono nei risparmiatori la domanda: ma non dovrei investire di più in azioni?

Queste analisi mostrano grafici dai quali si evince quanto si è incrementato il capitale di chi ha comprato azioni statunitensi cento o centocinquanta anni fa. Se si tratta di studi più sofisticati, analizzano ipotesi di investimenti azionari fatti in ciascuno degli anni che ci separano da Abramo Lincoln e mantenuti inalterati per trenta o quarant’anni, per mostrare che qualsiasi sia il punto di ingresso, tenere azioni a lungo paga sempre.

È tuttavia assai raro che qualcuno abbia un consistente patrimonio da tenere investito per decenni. È assai più frequente invece che un patrimonio consistente venga detenuto soltanto per gli ultimi due decenni della propria vita, magari tre, senza dire del fatto che quando si è molto anziani le forti oscillazioni di controvalore risultano tutt’altro che appropriate e gradite.

Le oscillazioni di controvalore, appunto. Cosa avviene infatti alle persone reali – non alle ipotesi teoriche – quando il controvalore complessivo dei propri risparmi perde il cinque, o il dieci o il venti per cento del valore che aveva solo un anno prima?

Queste persone reali rimangono investite in azioni senza battere ciglio? Se la passano bene ugualmente? Non si trovano mai nella necessità di dover disinvestire, consolidando così la perdita?

Non stiamo paventando il rischio di perdite eccezionali, che avvengono di rado. Il grafico che segue mostra i massimi ribassi realizzati dal principale indice azionario USA – appunto – in ciascun anno dal 1950 ad oggi. E chi conosce i mercati sa che gli indici di altri Paesi o zone hanno fatto anche peggio.

Anche ipotizzando che la nostra persona reale fosse investita nell’azionario non al cento per cento ma al cinquanta per cento, in molti di quegli anni sarebbe andata incontro a perdite tutt’altro che facili da sopportare.

Ecco perché l’asset allocation è un’attività difficile. Una quota di azionario in portafoglio può essere necessaria, ma va tarata con cognizione di causa.

Ecco perché le sirene del “buy and hold” devono essere lasciate cantare restando ben legati all’albero della nave. Del resto non di rado vendono fondi che applicano in continuo consistenti commissioni di gestione ed hanno perciò un preciso interesse a tenere il cliente investito.

Ed ecco perché il fai da te è pericoloso.