Economia e mercati nel secondo trimestre 2010

7 Luglio 2010 - L’economia e la politica presentano i conti ai mercati finanziari e nella discussione sulla quantità e la velocità della ripresa si riaffaccia l’ipotesi “double dip”. Un’ipotesi che nei mesi scorsi i banchieri centrali avevano esorcizzato con un ottimismo forse doveroso ma, anche per questo, un po’ sospetto.
Negli ultimi tre mesi sono infatti giunti al pettine alcuni nodi di cui peraltro si conosceva già l’esistenza. L’effetto è stato negativo per i titoli di stato di alcuni Paesi con situazioni di bilancio preoccupanti ma soprattutto per i mercati azionari. Il cambio di direzione delle borse che ha preso corpo nel periodo è piuttosto evidente. Una volta recuperato il pauroso crollo innescatosi con il fallimento di Lehman Brothers – grazie ai massicci interventi pubblici per salvare il sistema bancario – la ripresa dei corsi non è andata oltre ed è entrata in crisi. Non solo i prezzi attuali sono inferiori del trentacinque per cento a quelli raggiunti nel 2007 ma si muovono da diverse settimane secondo una struttura di massimi e minimi decrescenti.
In ordine cronologico, la cronaca della prima metà del trimestre è stata quasi monopolizzata dal caso Grecia e dalla sua capacità di trasformarsi da crepa in vera e propria falla dello scafo europeo. Il governo greco ha ben presto fatto richiesta di applicare il piano UE-FMI da 45 miliardi di Euro, varato ai primi di Aprile. Nei giorni successivi, il declassamento dei rating sovrani di Portogallo e Spagna e la risalita degli spread dei titoli di altri Paesi ha diffuso un po’ di panico ed ha mostrato che il problema è più ampio. La reazione della UE, almeno sulla carta, è stata forte: il piano per la Grecia è divenuto triennale, con una dotazione di 110 miliardi di Euro e, il 10 Maggio, è stato approvato un maxi-piano a sostegno della moneta unica. Esso prevede possibili prestiti bilaterali a favore di qualsiasi partner in difficoltà con un plafond di 440 miliardi, più 60 miliardi di fondi del bilancio Ue e fino a 250 miliardi di contributi del Fmi. E’ inoltre previsto l'intervento della Banca centrale europea, che potrà acquistare sul mercato secondario i titoli di stato.
Al di là delle reazioni di breve respiro, però, l’Euro ha continuato a soffrire. Lo ha penalizzato la debolezza intrinseca delle economie greca, portoghese e spagnola. Specialmente quest’ultima, per le sue dimensioni, potrebbe far pesare sul quadro generale il crollo delle proprie quotazioni immobiliari, il conseguente rischio di uno scenario deflattivo interno e le difficoltà di un sistema bancario che potrebbe richiedere nuovi aiuti. Ha penalizzato l’Euro anche la tardiva e forse ancora occasionale coesione europea. Infatti il trimestre ha registrato la forza del dollaro USA e della Sterlina britannica e la salita dei prezzi dei rispettivi titoli di stato. Entrambi i Paesi non presentano certo conti pubblici migliori della media dell’area Euro ma sono economicamente più reattivi e politicamente coesi e governati.
Se escludiamo il Giappone, che è un caso a parte, gli Stati Uniti sono forse l’unico Paese in cui il problema del debito pubblico non sia divenuto il primo protagonista sulla ribalta politico economica. Tuttavia in chiusura di trimestre si sono fatti più frequenti e significativi i segnali marcoeconomici negativi, dall’indice dell’attività economica alla vendita di nuove case, dalla revisione in negativo del PIL del primo trimestre al calo della fiducia dei consumatori. Progredisce un poco, invece, lo scenario dell’occupazione.
Oltre la crisi europea ed il più ampio problema dei debiti pubblici, vi sono però altri elementi che possono mutare il quadro entro cui si è sviluppata la ripresa. Il primo è l’inflazione che, se al momento non preoccupa Europa ed USA, è tuttavia in movimento nei Paesi Emergenti, le cui autorità monetarie preso provvedimenti di rialzo dei tassi.
Per quanto riguarda la Cina, le anticipazioni dei primi di Aprile sullo sganciamento della moneta nazionale dal cambio fisso con il dollaro USA hanno trovato conferma a metà Giugno. Se è probabile che l’apprezzamento della moneta cinese sarà molto graduale, è vero però che il Pil del primo trimestre è stato registrato in crescita oltre le attese e sono stati registrati forti segnali di inflazione, specie nel settore immobiliare. Le autorità stanno cercando di mettere le briglie alla crescita ed hanno aumentato per la terza volta dall’inizio dell’anno la quota a riserva delle banche commerciali. In prospettiva, molti prevedono per la Cina se non una contrazione, almeno un passo sensibilmente meno veloce.
L’India ha alzato i tassi due volte in Aprile e, dopo un sorprendente rialzo dell’inflazione, ancora una volta il primo giorno di Luglio. L’Australia è giunta al sesto rialzo da Ottobre. Come previsto, il primo giorno di Giugno il Canada si è mosso per primo tra i G7. Il 10 Giugno ha fatto seguito il Brasile.
La questione della riforma dei mercati finanziari e del sistema bancario sta giungendo a qualche esito, almeno nei paesi anglosassoni. In Gran Bretagna il nuovo governo conservatore-liberale ha varato un severo piano di rientro per il debito pubblico, che prevede due miliardi di sterline l’anno in più di tasse per le banche. Negli USA giunge in porto a fine trimestre l’ampia riforma voluta da Obama, che da un lato si presenta meno onerosa del previsto per il sistema bancario ma dall’altro renderà comunque meno facile fare utili. In Europa, se si escludono le iniziative autonome tedesche di proibizione dello short selling, siamo ancora alle parole ma le prospettive di redditività del settore – tra tasse, nuove regole e qualità del credito – sono comunque ridotte.
Il disastro ambientale nel Golfo del Messico è, anch’esso, un fattore di freno del’economia. Il danno diretto è enorme e gli oneri risarcitori stanno creando serie difficoltà ad un gigante petrolifero ed incertezze ai concorrenti. La questione è ancora aperta, come lo è la falla, ed una sua valutazione macroeconomica è ancora difficile da fare.
Il trimestre ha dunque registrato il cambiamento del trend di medio periodo dei mercati azionari, con buone probabilità di minare quello di lungo periodo. Per l’investitore dell’area Euro, l’indice MSCI AC World segna un calo complessivo limitato grazie al forte apprezzamento delle valute estere. Nelle valute locali, invece, gli indici sono calati attorno al quindici per cento.
I Mercati Emergenti si confermano la miglior scelta per l’investitore, beneficiando di un trend migliore e di un cambio favorevole. Penalizzati dal legame alle materie prime, rallentano il mercato russo e quello brasiliano, quest’ultimo con un saldo in Euro negativo. Riguadagna qualcosa in forza relativa il mercato cinese e brilla l’India.
Tra i settoriali europei sono premiati i difensivi, che presentano in qualche caso un saldo positivo, e gli industriali. Tra i peggiori gli energetici e le risorse di base e le utilities.   
Il titoli governativi dell’area Euro, nel complesso, hanno chiuso il trimestre con un rendimento nullo dopo aver sofferto parecchio fino al varo del piano europeo di 750 miliardi. Il forte apprezzamento dei corsi che è seguito al provvedimento è stato però eroso nella seconda parte del periodo.
Si sono di nuovo allargati gli spread tra i paesi più virtuosi e quelli più indebitati ed il risultato dei governativi italiani è decisamente inferiore a quello generale europeo. Tuttavia le aste di titoli di stato dei Paesi in maggiore difficoltà – Portogallo, Irlanda e Spagna – non hanno finora incontrato insuccessi degni di nota. L’Italia, che il 25 Maggio ha approvato una manovra correttiva di bilancio di 24 miliardi di Euro, paga ancora tassi meno onerosi dei cosiddetti PIGS.  
Eccellente performance per il debito pubblico tedesco, con rendimenti ormai negativi per i titoli a breve termine. Negativa invece la performance dei titoli di stato indicizzati all’inflazione, in uno scenario sfavorevole.
Anche il sistema bancario è sotto pressione, per la valutazione del merito di credito e della capacità di resistere ad una eventuale nuova fase recessiva. In Europa la BCE ha ipotizzato ai primi di Giugno una nuova ondata di svalutazioni nette su prestiti e titoli. Tuttavia l’accesso al rifinanziamento offerto, in chiusura di trimestre, è stato inferiore alle attese ed ha migliorato un poco la fiducia.
La forte svalutazione dell’Euro nel periodo ha ovviamente avvantaggiato chi avesse investito in bond internazionali. L’indice globale aggregato ha segnato un rendimento del 12 per cento. I titoli di stato statunitensi hanno comunque reso cinque punti percentuali anche in valuta locale, segnalando il capovolgimento del trend intermarket.
L’inflazione appare in crescita nell’area Euro ed in calo negli Stati Uniti. Il tasso Euribor a tre mesi ha toccato il suo minimo proprio in chiusura del trimestre precedente per poi risalire. Segnali di risalita anche per il rendimento dei Bot.
Grazie la forte apprezzamento del Dollaro, per l’investitore dell’area Euro gli indici generali delle materie prime chiudono in progresso di qualche punto percentuale. Espressi in dollari i prezzi delle commodities sono però generalmente in calo. L’oro tuttavia riprende a salire, passando da 1113 dollari l’oncia il 31 Marzo a 1240 il 30 Giugno.
Il Dollaro USA si è ulteriormente rafforzato. Dai minimi dello scorso novembre la risalita del biglietto verde è del 24% ma l’area di 1,2 contro un Euro è apparsa, per ora, resistente.