Downgrades fuori tempo

16 Gennaio 2012 – "Le iniziative prese dai governanti europei …  sono fondate su una visione soltanto parziale delle cause della crisi, ossia che l’attuale disordine finanziario si fondi principalmente sull’indisciplina di bilancio dei Paesi periferici dell’eurozona. A nostro modo di vedere i problemi finanziari di fronte all’eurozona sono anche una conseguenza dei crescenti sbilanci con l’estero e delle divergenze nella competitività tra i Paesi “core” ed i “periferici”. Così crediamo che un processo di riforma basato sulla sola austerità fiscale rischia di divenire controproducente, nella misura in cui la domanda domestica cala per le crescenti preoccupazioni dei consumatori riguardo ai posti di lavoro e al reddito disponibile, erodendo gli incassi fiscali nazionali".
E’ difficile non condividere queste considerazioni. Sono la traduzione di una parte delle motivazioni con cui Standard & Poor’s ha accompagnato il downgrade contemporaneo di molti Paesi dell’area Euro tra cui – da A a BBB+ – l’Italia.
I conti però non tornano tutti. Tra la messa sotto osservazione e la recente decisione dei declassamenti le cose nell’area dell’Euro erano andate migliorando, anche per effetto delle decisioni – sia pur miopi e incomplete – prese negli ultimi vertici. Stefano Puppini, ad esempio, ha misurato che dal 31 Ottobre 2011 al 15 Gennaio 2012 il tasso effettivo a 5 anni dell’area Euro, ottenuto ponderando i tassi dei singoli Paesi per il peso del debito, esclusa la Grecia, è sceso dal 3,6 al 3,2% ed il tasso del titolo a 5 anni attualmente in circolazione emesso dal EFSF – declassato oggi – è sceso dal 2,6% al 2,1%, quanto il tasso tedesco (http://www.centroeinaudi.it/articoli/asset-allocation-economiacentroeinaudiit-100/1395-rating-peggiori-tassi-migliori.html).
Per quanto riguarda l’Italia il miglioramento nei tassi a breve è stato notevole e qualcosa si è ottenuto anche sul tasso dei decennali, abbassatosi di circa mezzo punto.
E’ vero che il rating tende a misurare il merito di credito in un’ottica di medio e lungo periodo. E' però impossibile modificare il trend di crescita economica e la bilancia dei pagamenti in modo tale da restaurare in poche settimane la fiducia dei mercati e resta difficile anche nel medio termine. Almeno nell’immediato il controllo della dinamica del debito era invece necessario, fattibile e resta comunque imprescindibile. Così le decisioni di Standard & Poor’s appaiono come una punizione, anziché un premio, a chi ha iniziato a prendere le decisioni giuste.