Bitcoin, meglio sapere che ...

27 novembre 2017 – Il valore unitario della più famosa valuta virtuale sale sempre più e sempre più persone si chiedono se non farebbero bene a partecipare al banchetto. Comprensibile: rivalutazioni del dieci, venti o trenta per cento nell’arco di un mese fanno balenare la possibilità di diventare ricchi.

Ma i Bitcoin cosa sono? Prima di acquistare qualsiasi cosa è bene sapere di cosa si tratta.

Bitcoin si può tradurre con moneta informatica. Bit infatti (binary digit) è terminologia del mondo informatico, coin si traduce con moneta. Sulla prima parte del nome nulla da dire ma, per buona pace degli entusiasti della tecnologia, per quanto essa sia sofisticata e sicura poco dice del valore di ciò che produce. La seconda parte del nome invece può ingannare.

Non si tratta, in effetti, di una vera e propria moneta. Infatti se per moneta intendiamo un bene comunemente accettato in cambio di tutti gli altri, l’equivoco è possibile. Ma la moneta che abbiamo in tasca o sul nostro conto corrente non risponde semplicemente a questa caratteristica. Essa è dotata di corso legale: se la offriamo in pagamento la nostra controparte è obbligata ad accettarla. Lo garantisce lo Stato.

Il Bitcoin e le altre monete virtuali non hanno corso legale. Oggi magari il problema non si pone, possono essere accettate largamente e scambiate nuovamente in Euro. Domani, in condizioni differenti, magari quando il loro cambio cominci a scendere rapidamente, questo non è garantito.

Lo Stato non garantisce soltanto il corso legale della vera moneta. Esercita, tramite la banca centrale, un controllo sulla quantità di moneta circolante – ossia sull’inflazione – e sul costo al quale ci si può finanziare. Non esiste invece un’autorità di controllo – almeno di carattere pubblico, ossia che risponda in qualche modo alla collettività – sulla quantità di moneta virtuale e su una eventuale ipotetica sua inflazione. Il controllo è esercitato da entità private, che possono fare ciò che loro meglio pare.

Non si tratta allora di una moneta, nel senso proprio ed attuale di questo termine. Semmai di una commodity, come ad esempio l’oro, secondo un paragone fatto da un banchiere centrale.

Le commodities, l’oro in ispecie, possono – “possono”, non “devono” – essere accettate in pagamento. Hanno però natura materiale ed utilità reale, come il rame, il petrolio, il grano ed anche, appunto, l’oro. Quest’ultimo per la verità ha una utilità limitata, è apprezzato per la sua bellezza, ha qualche uso industriale, è comunque tesaurizzato per tradizione immemorabile. Il Bitcoin neppure questo: è virtuale e di per sé non serve a nulla.

Non evitiamo, infine, di dire che attualmente il Bitcoin sta funzionando come uno schema Ponzi, una “catena di Sant’Antonio” dove i benefici dei primi entrati vengono pagati con il versamento di risorse da parte degli ultimi. Tecnicamente non può essere definito tale ma economicamente sta funzionando così. La sua rivalutazione continua è un effetto della corsa ad acquistarlo.

Accenniamo ora ai principali rischi. Il primo è che la corsa ai Bitcoin si esaurisca da sé e che inizi una tendenza a disfarsene. Produrrebbe una svalutazione che a sua volta determinerebbe un restringimento della platea di soggetti disposti a prenderlo in pagamento. Si innescherebbe una spirale negativa che potrebbe essere molto rapida, più rapida del trend di rivalutazione, come spesso avviene nei mercati finanziari. Ed il trend di rivalutazione è stato molto rapido. 

La spirale negativa potrebbe essere innescata anche da provvedimenti normativi presi da qualche Paese o da una pluralità di Paesi. Non sarebbero una novità assoluta. Questi provvedimenti potrebbero essere motivati dalla necessità delle Banche Centrali di evitare che una “moneta” non controllata renda inutile il loro governo sulla moneta a corso legale.

Potrebbero essere motivati anche dalla necessità di porre un argine all’utilizzo del Bitcoin – che offre un certo anonimato – a fini di evasione fiscale, di riciclaggio o di altre attività illecite.

Con tutto questo non si vuole profetizzare un prossimo crollo, non facciamo i profeti. Ma per chi voglia investire in Bitcoin o in qualche imitazione è bene tenere presente quanto sopra.